ASD Nova Linfa scuola di arti marziali

SHITO-RYU KARATE DO

Shomen e Sensei nel Dojo, Tradizione Passiva e Tradizione Attiva

Ogni Dojo, o “luogo di pratica, dove si segue la via”, ha un lato che viene considerato dai praticanti il più importante: Sho-men.
Il primo ideogramma Sho significa “proprio”, “corretto”, mentre Men significa “lato”, “facciata”.
Per questo, Shomen nel Dojo rappresenta il lato più significativo.
Lo Shomen orienta il Dojo nello spazio fisico, è il lato che dà un’identità al luogo di pratica.
Nei Dojo sullo Shomen, normalmente, vengono esposti i ritratti dei maestri del passato o dei fondatori di stile, ma possono anche essere presenti altri oggetti intesi a dare un volto alla scuola di appartenenza.
Solitamente, i maestri si orientano verso lo Shomen e, insieme ai propri allievi, s’inchinano verso questo lato, all’inizio e alla fine della pratica (Shomen-Ni-Rei). Tale gesto non è una forma di “idolatria” nei confronti di un uomo scomparso o vivente e non va assolutamente in conflitto con il proprio credo religioso, né vuole esprimere un senso d’inferiorità o di sottomissione. Esso riunisce in sé tutte le forme di rispetto verso la scuola, la sua storia, i suoi appartenenti, la sua tradizione, ossia ciò che viene chiamato Tradizione Passiva. Più propriamente, la Tradizione Passiva è rappresentata dalla ininterrotta catena di maestri che, nel corso dei secoli, hanno cercato, conservato, lavorandoci sopra, e trasmesso con passione e generosità l’Essenza della Tradizione e i metodi per viverla.
La Tradizione Attiva, invece, rappresenta l’insieme di tutti coloro i quali, praticando il Karate-do (o l’arte marziale), continuano a farla vivere oggi.
Il legame tra la Tradizione Attiva e la Tradizione Passiva è assicurato dal Sensei (Maestro), il quale, insegnando, trasmette le tecniche agli allievi ed è pertanto un ponte reale tra la tradizione passiva e quella attiva. Egli, infatti, possiede la conoscenza del passato, trasmette la tradizione e prepara il futuro attraverso l’insegnamento migliorato dalla propria esperienza. È questa, in fondo, l’etimologia stessa dell’ideogramma giapponese Sensei, che significa “nato prima”, “colui che è avanti”.
L’allievo più anziano, invece, viene chiamato Senpai, che significa “precursore”, “avanti nel cammino della via”.

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